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La storia

Il Monococco (Triticum Monococcum L.) è un frumento “vestito”, ossia che presenta la cariosside racchiusa dalle glume
anche dopo la trebbiatura. È una specie diploide (2n=2x=14), coltivata nel vicino oriente a partireda più di 10.000 anni fa,
fondamentale nella nascita dell’agricoltura. Per migliaia di anni, fino all’età del Bronzo, in Europa il Monococco ha rappresentato,
insieme a farro e orzo, la base della dieta della popolazione agricola. In un ritrovamento archeologico a Remedello, in provincia
di Brescia, sono state trovate tracce di questo cereale. Questo significa che anche da noi, almeno 5.000 o 6.000 anni fa,
il Monococco era comunemente coltivato. Più recentemente sono stati trovati resti di questo cereale nello stomaco
della mummia Otzi dell’età del Rame, rinvenuta nel 1991 in Alta Val Senales.

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IL CONTENUTO PROTEICO

Sul piano nutrizionale, si differenzia dal frumento, sia tenero che duro, per la sua eccezionale ricchezza in proteine,
vitamine e carotenoidi, oltre che per l’elevato contenuto in zinco e ferro. Inoltre ha un bassissimo contenuto di
glutine (solo il 3%) e la ricerca ne sta valutando le proprietà per il consumo anche da parte dei portatori di
particolari patologie, come il morbo celiaco, il diabete, alcune forme di cancro e diverse allergie alimentari.
Il monococco potrebbe infine essere impiegato con successo anche nell’alimentazione dei bambini, grazie alle
caratteristiche di sapore e alla ricchezza dei suoi nutrienti. Dopo millenni di abbandono, questo cereale
merita di essere rimesso a coltura trattandosi di una specie con ottima resistenza naturale a malattie e stress, bassa
necessità di concimazioni e spiccata adattabilità. Tutte caratteristiche idonee per l’agricoltura biologica e a basso input.

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IL PRODOTTO

Il Triticum monococcum o frumento monocco è un frumento vestito, Il contenuto in lipidi è superiore
al frumento tenero e particolarmente interessante è il profilo degli acidi grassi che compongono i lipidi:
vi è un minore contenuto in acidi grassi saturi ed una maggiore contenuto di monoinsaturi. Il recente
interesse per questa coltura è giustificato dall’ottima composizione della sua farina, nonché da risultati
preliminari che ne suggeriscono una minore allergenicità per persone con intollerranze alimentari tipo la
celiachia. Recentemente numerose analisi condotte sulle proteine estratte dal grano monococco hanno
dimostrato che queste non hanno alcuna attività citotossica o immunogenetica. Questi studi hanno
dimostrato che nelle farine di grano monococco sono presenti molecole proteiche in grado di contrastare
gli effetti tossici delle farine di frumento tenero. Qualora la sperimentazione clinica sull’uomo
confermerà queste osservazioni si potrebbero aprire nuove prospettive per la dieta dei celiaci.

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LA FARINA DEL FRUMENTO MONOCOCCO

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LA PIANTA DI ORIGINE

Il monococco chiamato anche piccolo farro, è  una specie non molto produttiva ma estremamente rustica.
Proprio per  questo motivo viene spesso coltivato nelle aree montuose ed impervie. Le cariossidi sono
rivestite dalle glume,  e per questo motivo viene anche detto "frumento vestito”, ossia che presenta la cariosside
racchiusa dalle glume anche dopo la trebbiatura. È una specie diploide, con culmo sottile e debole, spiga distica,
aristata, compressa lateralmente. Le spighette hanno glume consistenti (quella esterna, o lemma, è aristata;
quella interna, o palea, è membranosa), che racchiudono una, molto raramente due,
cariossidi schiacciate lateralmente, a frattura semivitrea.

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LA COLTIVAZIONE

La tecnica di coltivazione tradizionalmente seguita negli areali tipici di produzione è estremamente semplificata e
in certi casi rudimentale quanto ai mezzi tecnici impiegati e alla modalità della loro applicazione.
Assente è l'impiego di prodotti chimici di sintesi, in particolare di erbicidi; anche l’impiego di
concimi è inesistente o limitato ad apporti molto ridotti di fertilizzanti azotati.
La preparazione del letto di semina non è così accurata come quella degli altri cereali vernini.
L’attuale tendenza agronomica alla semplificazione delle lavorazioni, con un minor numero e intensità degli
interventi, presenta aspetti di grande interesse: i vantaggi derivanti dalla riduzione del costo delle lavorazioni e
dal contenimento dell’impatto ambientale ( aspetto di particolare rilievo con riferimento alla prevalente
dislocazione della coltura in terreni collinari e di montagna particolarmente esposti a rischi di erosione).

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LA SEMINA

La semina è di norma autunnale, salvo in ambienti ad altitudini elevate dove viene eseguita a fine inverno per
evitare i rischi connessi con le temperature molto basse di tale stagione. La semina post-invernale può cadere da
fine febbraio ad aprile inoltrato, a seconda delle condizioni locali. La quantità di seme vestito da impiegare è
molto variabile (da un minimo di 70 a un massimo di 150 kg/ha), per un investimento non superiore a 150-200
cariossidi a metro quadrato. La semina può essere effettuata a spaglio o con le comuni seminatrici per cereali.
Riguardo alla concimazione, di solito è sufficiente la letamazione o la fertilit à lasciata dall'erba medica.
Ha infatti modeste esigenze in fatto di elementi nutritivi.

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LA MIETITURA

Il Monococco è più tardivo e la raccolta viene effettuata a partire dalla fine della prima
metà di luglio e fino a metà agosto. A causa dell'elevata fragilità del rachide, durante la trebbiatura
si deve ridurre la velocità di avanzamento della macchina e di rotazione dell'aspo.

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